Precorsi e conferme

Sul finire di novembre 2016 veniva pubblicato sul portale Il Processo Telematico di Giuffrè Editore un mio breve saggio intitolato “Prospettive e limiti del domicilio digitale, ovvero di cosa si possa notificare telematicamente e a chi”, nel quale sostenevo (in allora, primo e isolato) la tesi secondo cui non fosse possibile notificare validamente per via telematica a un soggetto tenuto per legge a dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (professionista o imprenditore individuale) un atto giudiziario inerente a materia estranea all’attività imprenditoriale o professionale da questi svolta (per esempio: un ricorso per separazione coniugale).
La stessa tesi in seguito riprendevo, sviluppavo e confermavo nel mio libro “Le notificazioni a cura dell’avvocato(Giappichelli Editore, giugno 2018, pp. 70–76).
Apprendo adesso che il Tribunale di Roma, con ordinanza del 26 gennaio 2019, n. 122, ha dichiarato nulla «una notificazione telematica riferita a un contenzioso estraneo all’impresa o professione esercitata» dal soggetto cui la notificazione in parola era diretta, in pratica recependo (sia pur con una motivazione assolutamente stringata — ma, del resto, in armonia con l’obbligo di “sinteticità” di cui all’art. 16-bis, comma 9-octies, D.L. 179/2012) la tesi da me a suo tempo sostenuta e argomentata nel saggio ricordato supra.
Morale: non è sempre agevole essere in anticipo sui tempi, ma quando i tempi, finalmente, ti raggiungono, non si può non provare una certa, per quanto piccola, soddisfazione.

Le notificazioni a cura dell’avvocato

Il trascorrere del tempo e la successione delle leggi rendono di quando in quando necessario ritornare su lavori compiuti per i necessari e opportuni aggiornamenti.
Le notificazioni dell’avvocato(uscito presso Giuffrè nel 2013) abbisognava di essere messo in sincronia con l’avvio e l’entrata a regime del processo civile telematico, soprattutto per la parte inerente le notificazioni effettuate tramite la posta elettronica certificata.
L’approdo presso un nuovo — e altrettanto prestigioso — editore ha fornito l’occasione (se non la necessità) di una riorganizzazione profonda del materiale, oltre alla scrittura di parti nuove e alla riscrittura di altre.
Di qui, anche, il titolo leggermente modificato rispetto all’opera precedente, a significare che non si tratta di una semplice “seconda edizione” (per quanto “riveduta, corretta, aggiornata e ampliata”).
Come sempre, si scrive per essere d’ausilio ad altri, per condividere e diffondere le conoscenze; il che non è incompatibile con le personalissime soddisfazioni che se ne possano trarre per sé: essere letti — e, possibilmente, apprezzati — rientra senz’altro in quel novero.
Buona lettura a tutti.