Compensi

«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa» (Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 36, comma primo).

L’avvocato è un lavoratore autonomo, esercente una libera professione intellettuale.
Non sussistono dubbi che il diritto costituzionale alla retribuzione includa anche i lavoratori autonomi, i quali tuttavia (a differenza dei lavoratori subordinati) debbono provvedere anche a sostenere i costi necessari a svolgere il proprio lavoro.
Non è questa la sede per affrontare il complesso, controverso e dibattuto tema della natura del libero professionista intellettuale, se cioè lo stesso debba considerarsi o meno un imprenditore commerciale (l’ordinamento italiano lo esclude, laddove in sede europea si preme perché anche il professionista sia considerato imprenditore): va tuttavia rammentato espressamente che il costo della prestazione professionale che il cliente è chiamato a corrispondere al professionista include anche la copertura dei costi che l’avvocato deve sostenere per poter offrire un servizio professionale adeguato e di qualità.
I costi necessari al mantenimento di uno studio legale non sono pochi, né di modesta portata: per un avvocato che voglia rendere un servizio che risponda al meglio alle esigenze del cliente, è necessario dotarsi di personale collaboratore (impiegati di segreteria), di strutture ricettive e operative (i locali dello studio), di infrastrutture tecnologiche (linee di telecomunicazione, strumenti informatici, materiali di consumo e di cancelleria), di supporti formativi (banche dati di legislazione e giurisprudenza, biblioteca giuridica, attività di aggiornamento professionale) e altro ancora (assicurazioni per la responsabilità civile professionale).
Ne consegue che un servizio professionale di qualità assai difficilmente potrà essere “a buon mercato” o “low cost”: non diversamente da altri campi dell’economia e del commercio.
È altresì fuorviante il discorso che spesso si sente ripetere, cioè che “il mercato fa la selezione”: questo può essere vero in quei settori imprenditoriali in cui si debbono coniugare la qualità del prodotto con alti numeri di produzione (in tal caso, viene premiata la capacità organizzativa dell’imprenditore, in grado di proporre prodotti di qualità a costi inferiori rispetti ai concorrenti del medesimo livello); ma non è possibile applicare criteri di “produzione seriale” a una professione intellettuale, e particolarmente a quella dell’avvocato, poiché ciascun incarico professionale ricevuto presenta caratteristiche e peculiarità che lo rendono unico e quindi necessitante di un approccio esclusivo e individuale.
Per fare un paragone, si pensi al lavoro del sarto: il compenso di questo artigiano dipenderà da molte variabili, quali il modello di abito da realizzare, le caratteristiche e le esigenze specifiche del cliente, il pregio e la quantità dei tessuti adoperati, il tempo necessario a confezionare l’abito in modo che ricada perfettamente sulla figura del cliente e così via.
Quanto più bravo il sarto, tanto più bello e duraturo sarà l’abito realizzato.
Altrimenti, ci si può rivolgere agli abiti confezionati in serie, ma non tutti saranno tanto fortunati da trovare ciò che soddisfa perfettamente ogni loro esigenza.
Allo stesso modo, il cliente che guardasse esclusivamente al costo dell’incarico professionale potrebbe trovare chi glielo svolga per poco: ma non è detto che sia tanto fortunato da ottenere quanto si prefigge, o che il risultato resista nel tempo (e nei gradi di giudizio, magari).

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Sotto il profilo della retribuzione, il rapporto fra avvocato e cliente è lasciato alla libertà negoziale delle parti, cioè la misura dei compensi dell’avvocato è liberamente determinata fra cliente e professionista.
Sino a non molto tempo fa vigeva inoltre la Tariffa professionale, che fungeva da punto di riferimento, per quanto non strettamente vincolante, per l’equa determinazione dei compensi dell’avvocato.
Le recenti riforme intervenute in materia di giustizia hanno, fra l’altro, abrogato la Tariffa e vietato ai professionisti di continuare a riferirvisi; sono stati introdotti i cosiddetti “parametri ministeriali”, la cui portata ed efficacia è peraltro profondamente diversa dall’abrogata Tariffa.
Non è, pertanto, cosa semplice determinare in anticipo quanto costerà una determinata prestazione professionale che il cliente richieda all’avvocato, poiché vi sono da considerare plurime variabili (valore dell’incarico, natura, qualità e quantità delle prestazioni necessarie a espletarlo, etc.), molte delle quali non dipendono né dal cliente né dall’avvocato, ma da altri soggetti (le eventuali controparti e il giudice, principalmente).
Cosicché, se il cliente ben può richiedere all’avvocato un preventivo — anche per iscritto — prima di affidargli l’incarico, lo stesso cliente deve pure essere consapevole che qualunque preventivo non potrà che — necessariamente — essere solo indicativo.
Al fine di ancorare la prestazione professionale a criteri quanto più possibile chiari e obiettivi, lo Studio si è dotato di un proprio “tariffario” di riferimento, che è liberamente scaricabile dalla pagina “Materiali”, cosicché ciascun interessato possa avere quantomeno un’idea affidabile dei probabili costi di un’iniziativa legale.