Squarci su un futuro presente: le udienze telematiche

Le esigenze sanitarie di distanziamento sociale hanno interessato ogni aspetto dell’esistenza che eravamo abituati a considerare “normale”, e l’attività giudiziaria non fa eccezione.
Sebbene in misura notevolmente minore che in passato, i tribunali rimangono luoghi in cui l’“assembramento” (di avvocati, in particolare) è la condizione più frequente (perlomeno, in occasione delle udienze).
Per ovviare a un simile inconveniente, non appena terminerà l’attuale periodo di sospensione di ogni attività ordinaria, le udienze civili che non comportino attività particolarmente complesse saranno celebrate “a distanza”, ossia tramite gli strumenti informatici della teleconferenza.
Si tratta di un fatto senza precedenti (nel processo penale si era proceduto, in determinati casi e per esigenze di sicurezza, all’audizione di testimoni o di imputati detenuti nel regime c.d “41-bis”) e di un’innovazione dettata da contingenti ragioni emergenziali, pertanto assai scarna a livello normativo e con non poche incognite sotto il profilo pratico (quest’ultime, dovute in buona parte alla sostanziale impreparazione dei giuristi in punto utilizzo degli strumenti informatici).
In questi giorni, la Commissione informatica del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pordenone (nella quale anch’io mi pregio di portare il mio contributo) ha realizzato una serie di eventi formativi a pro dei colleghi, utilizzando proprio la teleconferenza per illustrare gli aspetti basilari e pratici dello strumento, nella prospettiva dell’udienza civile (inclusa una minimale simulazione di come questa dovrebbe svolgersi in concreto avanti il giudice).
Si è trattato di un impegno alquanto intenso e concentrato: la settimana scorsa è stata dedicata interamente all’organizzazione e alla preparazione degli incontri, che si sono svolti negli ultimi tre giorni, per un totale di sette sessioni formative e di oltre duecento partecipanti.
L’esperienza — al di là di intuibili soddisfazioni personali — offre tuttavia il destro per una riflessione sul futuro prossimo venturo, e personalmente mi conferma in un’idea che nutro già da parecchio tempo e che ho di sfuggita accennato anche nei miei scritti sull’argomento.
L’informatizzazione del processo civile non comporta semplicemente la prosecuzione di attività consuete e usuali con mezzi nuovi: questo è solo il transitorio momento presente.
In realtà, sotto la superficie riposano innovazioni che cambiano completamente il quadro di riferimento.
Si pensi a come era organizzato un tribunale prima dell’entrata in vigore (nel 2014) del processo civile telematico: tutti gli atti e i provvedimenti del processo erano in formato analogico (ossia, cartaceo) ed erano immagazzinati negli archivi fisicamente posti all’interno del palazzo di giustizia (o, comunque, in edifici materiali nella disponibilità degli uffici giudiziari).
Adesso, invece, atti e provvedimenti sono nativamente digitali e i supporti nei quali sono memorizzati non si trovano fisicamente nell’ufficio al quale pertengono, bensì in una (o più) server farm dislocata chissà dove, e l’accesso a tali atti e provvedimenti è possibile solo tramite internet (e a determinate condizioni).
I palazzi di giustizia sono rimasti quindi come luoghi fisici “solo” per le persone, per consentire determinate interazioni fra l’amministrazione della giustizia (giudici, cancellieri, etc.) e l’utenza (avvocati, consulenti, parti, etc.).
Se anche l’interazione viene trasferita nella dimensione digitale, non avrà più alcun senso pratico la ripartizione territoriale che abbiamo conosciuto sin qui: ecco, quindi, profilarsi quella che mi piace chiamare “Giurisdizione Unica Nazionale”, ossia un’unica struttura organizzativa, totalmente dematerializzata, accessibile solamente tramite il web.
Ciò comporterà il ripensamento e la ridefinizione anche del ruolo degli avvocati, più che mai interfaccia indispensabile fra le persone (tanto individui quanto organizzazioni) e la Giustizia.
Tutto ciò, prima della pandemia era nulla più di un’eventualità, sicuramente assai lontana nel tempo; adesso, è una prospettiva che, sebbene non ancora concreta, ha già, secondo me, notevoli possibilità di avverarsi nel giro di pochi anni.
Sarà un bene? Sarà un male?
Sarà un cambiamento, perché l’esistenza è un continuo divenire: come sempre, starà alle persone far sì che sia un miglioramento.