Per una giustizia (davvero) civile

Tempo di elezioni, tempo di promesse.
Da molto — troppo — tempo si lamenta la situazione di drammatica inadeguatezza che affligge la giustizia civile e da altrettanto tempo chi dovrebbe rimediarvi pare non curarsi del problema.
Né le attuali prospettive appaiono più rosee; ciò che i due maggiori competitori alle imminenti elezioni politiche propongono al riguardo non sembra essere ciò di cui il Paese ha realmente bisogno: il Popolo della Libertà intende intervenire sull’ordinamento giudiziario per sottoporre l’operato della magistratura a maggiori controlli e restrizioni da parte dell’Esecutivo (con buona pace di Montesquieu e della teoria della separazione dei Poteri fondamentali dello Stato moderno), laddove il Partito Democratico si limita ad accennare a un accorpamento degli uffici giudiziari (come se il problema principale fosse un preteso gran numero di Tribunali… mah!).
Dal mio modesto punto di vista, ritengo che il problema principale consista nella notevole carenza delle risorse (finanziarie ma anche umane) destinate alla Giustizia, vieppiù aggravato da un non oculato uso degli scarsi mezzi pur a disposizione.
Certamente, una profonda revisione della geografia giudiziaria si impone: è del tutto incongruo che — per fare solo un esempio — una Regione economicamente dinamica come il Veneto abbia una sola sede di Corte d’Appello mentre in Sicilia ve ne sono ben quattro! (La prima conseguenza di un tanto è che i giudizi d’appello a Venezia durano in media sei anni, durante i quali il 90% dell’attività del singolo giudizio consiste nell’attendere il proprio turno di decisione…)
Ma la revisione geografica non basta; occorrerebbe pure:

  • aumentare il numero dei magistrati (anche reclutandone fra l’odierna sovrabbondanza di avvocati; e bisognerà pure far qualcos’altro per limitare l’ormai indiscriminato e non necessario proliferare di quest’ultimi…);
  • aumentare il numero degli addetti agli uffici giudiziari, previa razionalizzazione dell’impiego degli attuali effettivi;
  • aumentare l’utilizzo degli strumenti informatici, da un lato facendo ricorso alle numerosissime e valide opportunità offerte quasi a costo zero dal software libero (GNU/Linux e OpenOffice.org per citare solo gli esempi più noti al grande pubblico), dall’altro formando adeguatamente il personale (e stroncando con giusta severità le pigre riottosità di troppi al riguardo);
  • ovviamente, e per prima cosa, aumentare gli stanziamenti per la Giustizia.

Non che tutto ciò sia semplicissimo, si capisce.
Tuttavia, per quanto difficoltoso, sarebbe pur sempre più semplice, rapido ed efficace che non metter mano a riforme legislative o strutturali (del cui livello qualitativo, oltretutto, data la caratura dell’ultimo Legislatore, sarebbe più che lecito dubitare se non temere…).
Confesso che non sono ottimista al proposito anche se la speranza, come si dice, è l’ultima a morire…

Una risposta a “Per una giustizia (davvero) civile”

  1. Ciao Emanuele, sono pienamente d’accordo con te. Mah come dicevi la speranza è l’ultima a morire. Un saluto. Giulia Pauletto

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